Nella giornata di martedì 27 gennaio, l’Ordine dei giornalisti ha pubblicato, sul proprio sito web, una dichiarazione congiunta del suo presidente nazionale, Carlo Bartoli, e della segretaria generale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Alessandra Costante, in merito agli ultimi accadimenti che hanno visto protagonista Fabrizio Corona. Il noto imprenditore, da tempo attivo sulle piattaforme social con un proprio format di intrattenimento, ha accusato Alfonso Signorini e l’intera Mediaset, colpevoli, stando alle sue parole, di aver promosso nel corso degli anni un sistema di favori che avrebbe consentito a numerosi volti dell’attuale televisione italiana di ottenere fama e successo.
Le parole di Corona si sono presto diffuse sulla rete, fino ad arrivare all’attenzione del Tribunale di Milano, che ha imposto all’ex re dei paparazzi di ritirare dai propri canali social ogni tipo di contenuto che avesse come protagonista il conduttore del Grande Fratello e l’azienda fondata da Silvio Berlusconi. Ciononostante, sul canale YouTube di Corona, è stato pubblicato un ulteriore video nella serata di lunedì 26 gennaio, con al centro le medesime tematiche già trattate nelle settimane precedenti. All’interno di quest’ultimo, l’imprenditore milanese porta avanti la propria battaglia contro Signorini e Mediaset, muovendo nuove accuse nei confronti di entrambi.
In merito a quanto successo negli ultimi giorni, l’Ordine dei giornalisti ha voluto esprimere la propria opinione: “La sentenza che il Tribunale civile di Milano ha emesso sul caso di Fabrizio Corona conferma che non esiste un diritto a diffamare e che pure influencer e personaggi di spicco della rete devono rispettare la legge”, recita la prima frase della dichiarazione condivisa del presidente nazionale Bartoli e della segreteria generale della FNSI Costante, i quali, sottolineando come Corona non sia identificabile in quanto giornalista, l’intervento del Tribunale di Milano non si tratti di una censura, “ma di una sentenza che ha per oggetto un’attività meramente commerciale che niente ha a che vedere con l’informazione.”
Bartoli e Costante tengono poi a ricordare che “il diritto di cronaca di cui possono avvalersi i giornalisti non è comunque un diritto assoluto, ma è soggetto alle condizioni indicate da una storica sentenza della Cassazione che obbliga chi fa informazione all’uso di un linguaggio rispettoso e all’osservanza della verità putativa e solo nel trattare vicende di pubblico interesse.” In conclusione, il presidente nazionale dell’Ordine e la segretaria generale della FNSI si sono rivolti al Parlamento, affinché punisca più duramente chiunque “si traveste da giornalista nell’esercizio di attività che niente hanno a che fare con l’informazione che è un bene primario tutelato dalla Costituzione.”
La vicenda è tutt’altro che conclusa, anche perché Corona ha ribadito più volte la sua volontà di fare ricorso nei confronti del Tribunale, in uno scontro ormai aperto e che potrebbe avere ancora lunga durata. Se, da un lato, c’è la volontà di tutelare l’integrità dell’informazione giornalistica, come emerge dalle parole di Bartoli e Costante, dall’altro c’è un considerevole numero di utenti, per la maggior parte giovani, che chiede risposte in merito a ciò che è stato dichiarato da Corona sulle proprie piattaforme.
Vi è dunque il diritto, da parte di chi sta assistendo dall’esterno a questi fatti, di conoscere entrambe le parti in causa, così come le accuse da loro mosse. Tutto ciò è essenziale per garantire ai cittadini la formazione di un’opinione il più possibile personale e libera da qualsiasi influenzamento che possa minarne l’integrità.
Simone Casadei
Diritto dell’informazione
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