A Torino, tra teche silenziose e frammenti millenari, il passato torna a parlare con voce nuova. Non è solo archeologia: è una sfida al tempo. Il Museo Egizio di Torino rilancia il proprio ruolo internazionale con ME-Scripta, un centro di ricerca dedicato allo studio, restauro e digitalizzazione delle fonti scritte dell’antico Egitto. Un progetto ambizioso, sostenuto dalla Fondazione CRT con circa 3 milioni di euro, che guarda al futuro della conoscenza.
“Duecento anni fa il valore era soprattutto nell’oggetto… oggi investiamo nella ricerca, che è intangibile, ma senza la quale il museo non può avere un domani”, afferma il direttore Christian Greco. Una visione condivisa dal mondo accademico: l’Università degli Studi di Torino punta a trasformare la città in un fulcro globale per lo studio delle scritture antiche. “Le competenze necessarie per leggere scritture e lingue antiche non restano automaticamente disponibili per sempre: non basta che una scrittura sia stata decifrata o che una lingua sia stata tradotta una volta, servono studiosi che continuino a mantenere viva quella conoscenza”, sottolinea il prorettore Gianluca Cuniberti.
Il cuore del progetto è un patrimonio straordinario: più di 30 mila frammenti di papiro, oltre mille manoscritti e ostraca, quei frammenti di ceramica o calcare usati come “blocchi note” dell’antichità. Come spiega la curatrice responsabile della collezione papirologica e direttrice di ME-Scripta Susanne Töpfer, “sono documenti fondamentali per comprendere l’amministrazione, la religione, l’economia e la vita quotidiana dell’Egitto antico”. Ma il lavoro è complesso: non basta leggere il testo, bisogna ricostruire fibre, fratture, contesti.
ME-Scripta si muove su tre fronti: studio filologico dei papiri, analisi degli ostraca e ricerca sulle legature copte, utilizzando tecnologie avanzate come imaging multispettrale e microtomografia. Sullo sfondo, una rivoluzione digitale: entro il 2034 nascerà una piattaforma open access per rendere questi materiali consultabili a livello globale.
Anche l’AI prenderà parte a tutto questo, pur con limiti attuali: “Useremo anche strumenti basati su AI per aiutarci nella decifrazione, catalogazione, analisi del materiale”, afferma la Töpfer, accennando anche alla possibilità di usufruire di algoritmi futuri addestrati su immagini e trascrizioni, tuttavia precisa: “Potremo tradurre più rapidamente, ma la conoscenza della mano dello scriba è qualcosa che il cervello umano riesce ancora a elaborare con un’efficacia non raggiunta da nessun computer”.
Insomma, in un’epoca in cui a dettare legge è la velocità, ME-Scripta sceglie la lentezza della ricerca per costruire il futuro. Perché l’innovazione è fondamentale, ma come facciamo a capire in che direzione stiamo andando se non teniamo bene in mente da dove siamo partiti? Custodiamo il passato.
L. P.
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