L’estate del 2025 ha segnato un punto di svolta all’interno di questo discorso, mostrando quanto sia necessario un cambiamento culturale, normativo ed etico dell’approccio ai contenuti sessuali su internet, fondato su questo concetto tanto semplice quanto trascurato.
Phica è nata nel 2005 come piattaforma di discussione su relazioni e sessualità, ma si è presto trasformata in un forum pornografico dove venivano condivise immagini di donne, la maggior parte delle volte ignare del tutto, accompagnate da commenti volgari e misogini.
Le foto riguardavano non solo persone comuni, ma anche professioniste, politiche e donne dello spettacolo, tutte ridotte a oggetto di scherno e desiderio collettivo.
Dopo anni di denunce e segnalazioni, tra cui quella decisiva dell’eurodeputata Alessandra Moretti, che aveva scoperto centinaia di proprie immagini modificate e pubblicate sul sito, la piattaforma è stata finalmente chiusa nell’agosto 2025.
Poche settimane dopo, la giornalista Francesca Barra ha denunciato un nuovo episodio di violenza digitale: alcune sue foto manipolate con l’Intelligenza Artificiale e “spogliate” erano comparse su un altro portale, SocialMediaGirls. Anche in questo caso la Polizia Postale ha aperto un’indagine, evidenziando come la tecnologia, se usata senza etica, possa trasformarsi in strumento di abuso.
Il fenomeno della pornografia online e della condivisione non consensuale di immagini si è evoluto insieme al web e oggi le piattaforme digitali, i social network e le chat di gruppo alimentano queste nuove forme di mascolinità tossica, dove l’esibizione della partner o la diffusione di foto intime diventano un mezzo di affermazione di status e di potere all’interno del gruppo.
La condivisione di contenuti illeciti, inoltre, viene spesso giustificata come “gioco goliardico”, contribuendo alla normalizzazione della violenza di genere e alla diffusione della cosiddetta “cultura dello stupro”.
Ma quali sono le motivazioni psicologiche alla base di questi comportamenti? Chi pubblica le immagini, spinto da esibizionismo e narcisismo, può trovare piacere nel mostrare la propria partner come estensione del sé o nell’esercitare una forma di dominio. Chi invece fruisce di tali contenuti partecipa a una dinamica voyeuristica e sadica, in cui la donna umiliata diventa il fulcro di un piacere distorto e collettivo.
L’Agcom ha definito la chiusura di Phica una tappa importante ma non ancora sufficiente, e ha inoltre sottolineato l’importanza di un’azione coordinata a livello europeo, ricordando che ciò che è illegale offline lo è anche online, e che le piattaforme devono essere ritenute responsabili quando traggono profitto dalla diffusione di immagini rubate.
Phica, SocialMediaGirls e gli altri gruppi emersi in rete non sono dunque casi isolati, ma il sintomo di una cultura che ancora fatica a riconoscere il corpo e l’immagine delle donne come spazio inviolabile di libertà e di autodeterminazione. La sfida ora è collettiva e consiste nel passare da un Internet che sfrutta e degrada, a un ambiente online in cui rispetto, consenso e responsabilità vengano posti come fondamenta per una corretta cittadinanza digitale.
S.B.
Diritto dell’informazione
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