Oggi basta un semplice click per umiliare una donna e distruggerle la vita. Per questo motivo, è diventato prioritario combattere l’abuso di queste tecnologie e risolvere un’emergenza che si sta facendo sempre più spazio. La legge è già intervenuta per limitare questo fenomeno e punirne i reati correlati. Però, andando avanti col tempo, la situazione rischia di peggiorare a causa della crescente diffusione dei deep fake, ovvero foto o video generati dall’AI che appaiono realistici pur essendo falsi.
Il problema principale risiede nell’uso dell’AI per creare contenuti pornografici non consensuali, applicando i volti di donne ignare su corpi altrui. Questa pratica può provocare danni psicologici gravissimi alle vittime. La tecnologia, inoltre, alimenta la violenza digitale anche attraverso lo stalking. Esistono infatti applicazioni che permettono di controllare la posizione di una persona o di spiarla a sua insaputa. Ciò trasforma qualsiasi apparecchio elettronico in uno strumento ricco di pericoli che spaventa la donna.
L’aspetto più inquietante è che la facilità d’uso e la gratuità di questi software aumentano notevolmente il rischio. È fondamentale, infatti, educare la società a comprendere che la violenza online non è meno grave di quella fisica. Entrambe possono ferire e, oltretutto, una volta che un contenuto viene pubblicato in rete è quasi impossibile rimuoverlo del tutto.
Per fortuna l’introduzione di nuove norme, come la Legge 132 del 2025 sull’Intelligenza Artificiale, permette di intervenire penalmente contro chi crea e diffonde contenuti falsi. In questi casi, la prima cosa da fare è agire tempestivamente rivolgendosi alle autorità competenti. Dobbiamo imparare a proteggere i nostri dati e a denunciare immediatamente chiunque utilizzi la tecnologia come strumento di umiliazione e controllo.
F.B.
Diritto dell’informazione
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