Negli ultimi anni il governo americano ha sempre più spesso adottato linguaggi e formati tipici dei social network ricorrendo a meme, immagini stilizzate e contenuti generati o modificati con l’AI per rendere i messaggi più immediati e virali. Questa strategia mira a catturare l’attenzione del pubblico soprattutto delle fasce più giovani ma solleva interrogativi importanti sulla trasparenza e sull’affidabilità delle comunicazioni ufficiali.
Quando un contenuto istituzionale viene alterato, semplificato o reinterpretato attraverso strumenti digitali avanzati il rischio è che il confine tra informazione e propaganda si faccia sempre più sfumato, minando la fiducia dei cittadini verso le fonti governative.
Uno degli ultimi casi che riguarda la modifica di contenuti è avvenuta qualche giorno fa circa l’immagine video dell’arresto di Nekima Levy Amstrong, avvocata e attivista di estrema sinistra arrestata per aver orchestrato una rivolta in una chiesa del Minnesota. Inizialmente la foto era stata pubblicata in versione originale dalla segretaria della Sicurezza Interna, successivamente però la stessa immagine è stata modificata alterandone digitalmente le espressioni del volto della protagonista in questione. Da un volto impassibile ad una faccia rattristata con lacrime che scendono sulle guance, questa è l’alterazione riportata dagli strumenti di AI.
Su X il profilo originale della Casa Bianca decide di postare proprio la foto alterata della manifestante in manette facendo pensare ad una strategia ad hoc per far parlare in modo virale sul web. A conferma di tale ipotesi la risposta del governo è arrivata puntale poco dopo: “l’applicazione della legge continuerà. I meme continueranno”, comunica su X il vicedirettore della comunicazione alla Casa Bianca Kaelan Dorr. Una frase che suona come una dichiarazione che ammette l’alterazione dell’immagine e rivendica anche una strategia comunicativa fondata sulla viralità.
La comunicazione social americana sembra sempre più puntare su un linguaggio giovanile e audace, trasformando l’informazione pubblica in un canale di spettacolarizzazione.
J. S.
Diritto dell’informazione
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