Dimenticatevi allenamenti e sessioni di stretching all’alba: il segreto per conquistare il record del mondo di mezza maratona sembra essere un buon sistema di raffreddamento a liquido e una batteria ben carica.
Domenica 19 aprile, a Yizhuang, il futuro ha letteralmente sfrecciato davanti ai nostri occhi: il robot umanoide Lightning, sviluppato da Honor, ha chiuso i 21 km della mezza maratona di Pechino in 50 minuti e 26 secondi. Un tempo da prima posizione che si è lasciato alle spalle il record umano detenuto dall’ugandese Jacob Kiplimo, per un distacco di quasi sette minuti.
Se un anno fa i robot sembravano ancora “barcollanti” (solo 6 su 21 arrivarono al traguardo), l’edizione 2026 ha mostrato un progresso per così dire “muscolare”. Su 102 team in gara, quasi la metà ha portato a termine il percorso, con i robot di Honor che hanno monopolizzato le prime sei posizioni. Lightning ha corso ad una velocità media di 25 km/h, grazie alle sue gambe lunghe quasi un metro, modellate su corridoi d’élite e a una tecnologia termica derivata dagli smartphone.
Certo, c’è da dire che la via verso la perfezione è sempre costellata di qualche incidente di percorso. Tra tecnici che inseguivano le macchine su golf cart e robot che tagliavano il traguardo tenuti insieme dal nastro adesivo dopo rovinose cadute, la scena assumeva tratti quasi eroici. C’è stato persino chi, come il modello Unitree H1, ha perso l’equilibrio subito dopo il traguardo, finendo dritto in barella.
Ma dietro lo spettacolo c’è una strategia d’acciaio. Pechino ha inserito i robot umanoidi tra le priorità del piano quinquennale 2026-2030, investendo miliardi di dollari. L’obiettivo non è vincere medaglie, ma testare l’affidabilità di sistemi che domani lavoreranno nelle industrie.
Insomma, i maratoneti umani possono dormire sonni tranquilli: finché i robot avranno bisogno dello scotch per restare in piedi, il podio della simpatia rimarrà umano. Quello del cronometro, invece, è già passato alle macchine.
L. P.
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