Un tempo, per conservare i ricordi della crescita dei propri figli, i genitori scrivevano su un diario i momenti più importanti della loro vita: i primi passi, le prime parole, i traguardi raggiunti. Le fotografie venivano invece raccolte negli album e mostrate direttamente a parenti e amici.
Oggi, con l’avvento dei social, questa abitudine è cambiata. Anche se in alcune famiglie è ancora presente il tradizionale album fotografico, molti ricordi, fotografie e video dei bambini vengono conservati e condivisi direttamente attraverso lo smartphone di mamma e papà.
Da questa nuova abitudine nasce il termine sharenting, che deriva dall’unione delle parole inglesi share (condividere) e parenting (genitorialità). Si tratta della pratica, sempre più diffusa, dei genitori che condividono online foto, video e momenti della vita dei propri figli.
Condividere questi contenuti può sembrare un gesto carino e affettuoso, ma comporta anche delle responsabilità. Una volta pubblicata una fotografia o un video, infatti, il contenuto può essere visto, salvato o ricondiviso da altre persone. Anche se successivamente viene eliminato, non è sempre possibile sapere dove sia finito.
Lo sharenting, però, non ha soltanto aspetti negativi. I social possono diventare anche uno spazio in cui i genitori si confrontano, chiedono consigli, condividono esperienze e trovano informazioni utili per affrontare dubbi o difficoltà legate alla crescita dei propri figli.
Per questo motivo, prima di condividere, è importante che un genitore si chieda se quel contenuto rispetti davvero la privacy e la dignità del proprio figlio.
L.S.
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