L’uso indiscriminato dei social media tra i giovanissimi ha sollevato forti preoccupazioni tra le famiglie e nel mondo della scuola. I ragazzi sono spesso distratti, si verificano sempre più casi di cyberbullismo e, in generale, si nota un calo dell’attenzione e dell’autostima.
Per contrastare questa “concorrenza diseducativa”, la deputata Mara Carfagna ha presentato recentemente una proposta di legge volta a regolamentare l’accesso alle piattaforme digitali in Italia. Il progetto di legge si fonda su tre capisaldi: in primo luogo, il divieto assoluto di accesso ai social per i minori di 13 anni. In secondo luogo, per i ragazzi nella fascia d’età tra i 13 e i 16 anni, viene prevista la creazione di un profilo speciale e protetto, con forti limitazioni sui contenuti sensibili, sui contatti e sulle funzionalità. Infine, la normativa spinge i gestori a modificare il design delle piattaforme, disattivando meccanismi come lo scroll infinito, l’autoplay e le notifiche notturne che incoraggiano un uso compulsivo.
Il limite principale delle restrizioni è l’inefficacia della semplice autodichiarazione dell’età. Per superare questo ostacolo, la proposta preme per una verifica dell’identità digitale certificata, attraverso sistemi sicuri simili allo Spid, che accertino l’età reale dell’utente, tutelandone allo stesso tempo la privacy.
Bisogna comunque considerare che per i ragazzi di oggi, i social non sono solo uno svago, ma anche un posto in cui si esprimono e vivono le loro amicizie. Essere tagliati fuori all’improvviso da questo spazio digitale può creare un forte senso di isolamento ed esclusione, anche tra i banchi di scuola.
Oggi non è più possibile scaricare il peso del controllo esclusivamente sulle famiglie ma non basta nemmeno “staccare la spina” da un giorno all’altro per risolvere il problema. La responsabilità deve essere condivisa: serve l’impegno dello Stato, la collaborazione delle scuole e, soprattutto, l’obbligo per le Big Tech di progettare ecosistemi etici e creare spazi sicuri.
L’obiettivo, infatti, non è tenere i giovani lontani dal mondo digitale, ma insegnare loro ad abitarlo in sicurezza, senza escluderli da piattaforme che ormai fanno parte della loro vita di tutti i giorni.
A.C.
Diritto dell’informazione
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