Il confronto globale per la supremazia tecnologica si sposta sul terreno dello spionaggio industriale e della protezione degli asset algoritmici. Anthropic, una delle principali aziende statunitensi nel settore dei sistemi complessi, ha sollevato pesanti accuse nei confronti della multinazionale cinese Alibaba. Secondo la denuncia, il colosso asiatico avrebbe condotto un’operazione silente e sistematica di “data scraping” (estrazione forzata di dati) ai danni dei modelli generativi della famiglia Claude. L’obiettivo dell’incursione sarebbe stato quello di sottrarre informazioni proprietarie e logiche di funzionamento per accelerare l’addestramento e il perfezionamento delle proprie piattaforme concorrenti.
La gravità dell’episodio ha spinto i vertici di Anthropic a scavalcare i normali canali legali societari, investendo direttamente la Casa Bianca della questione. Non si tratta infatti di una semplice disputa commerciale sui diritti d’autore, ma di un caso geopolitico che tocca da vicino la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. I modelli di AI di ultima generazione sono ormai considerati infrastrutture strategiche critiche e il timore dell’amministrazione americana è che l’esfiltrazione di tali architetture possa concedere un vantaggio competitivo e tecnologico decisivo a rivali strutturali all’estero, alterando gli equilibri di potere globali.
Questo scontro mette a nudo la vulnerabilità dei confini digitali all’interno dei quali operano i grandi laboratori di ricerca. Proteggere un software avanzato dall’estrazione inversa dei suoi dati è una sfida tecnica complessa, poiché gli attori malevoli possono sfruttare query automatizzate per ricostruire le risposte e le competenze del modello bersaglio. L’intervento del governo di Washington su segnalazione di Anthropic potrebbe presto tradursi in un ulteriore inasprimento delle sanzioni commerciali e delle restrizioni sull’export tecnologico, tracciando una linea di faglia sempre più netta nella filiera globale dello sviluppo computazionale.
F.T.
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