Le dichiarazioni dei big player dell’AI che vogliono puntare sulla voce sono sempre di più, e queste dichiarazioni sono accompagnate dalle innovazioni: gli smart speaker fanno sempre più parte di progetti strategici di quasi ogni dispositivo, ogni piattaforma, ogni app.
La crescita ormai si è stabilizzata, il voice first è norma. La voce è ovviamente fondamentale per accessibilità e inclusione, per molte persone con disabilità visive o motorie è autonomia reale, ma quando diventa la scorciatoia universale progettata per tutti, magari come primo sistema di interazione e utilizzo anche dove il testo è più controllabile, diventa un problema.
È ormai abitudine affidare alla voce la ricerca di un contenuto. È un cambio di gesto e questo modifica la mentalità: se togliamo dal percorso quotidiano la scrittura e la lettura, perdiamo la capacità cognitiva che obbliga a scegliere parole, leggere alternative e capire cosa si sta cercando.
L’Intelligenza Artificiale amplifica tutto questo: cerchiamo a voce, riceviamo a voce, YouTube sta integrando il doppiaggio con AI per i video e spesso vengono rimossi i sottotitoli. Il testo esce dal percorso due volte: si sta costruendo un digitale dove la scrittura è opzionale e molti la evitano per avere più comodità.
Leggere significa controllo, ascoltare è più lineare. Quando la voce diventa la forma principale di interazione, scrittura e lettura diventano marginali, e quando una competenza diventa marginale diventiamo umani più fragili.
Stiamo disimparando a leggere senza accorgercene. Voice first, dettatura, lettura automatica, doppiaggi in AI: tutto va verso un’idea semplice dove il testo è un passaggio opzionale, e se un passaggio diventa opzionale la maggioranza delle persone lo salta. Agiamo per automatismo, per curiosità, spesso con poco spirito critico, convinti che la tecnologia sia neutra, ma la tecnologia porta dentro di sé le intenzioni di chi la progetta e le abitudini di chi la usa.
La voce ha il suo posto e per molte persone è l’unico accesso possibile al digitale, ma per la maggioranza il testo resta la forma più verificabile di informazione ma anche di fantasia.
V.L.
Diritto dell’informazione
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