Mettere la tecnologia al servizio delle persone, e non il contrario, è il principio cardine che ha guidato l’ultimo Consiglio dei Ministri. Con l’approvazione del pacchetto attuativo sull’Intelligenza Artificiale, l’esecutivo ha voluto tracciare un confine netto tra progresso industriale e tutele costituzionali. Richiamando i valori etici della recente enciclica Magnifica Humanitas, i nuovi decreti stabiliscono che nessun algoritmo potrà mai scavalcare il discernimento, la coscienza e la responsabilità diretta dell’essere umano.
L’impatto più immediato di questa svolta si avvertirà nel mondo del lavoro e nelle aule scolastiche. Sul fronte occupazionale viene introdotto il divieto assoluto di licenziamento automatizzato: le decisioni su sanzioni, assunzioni o licenziamenti dovranno sempre passare dal controllo di una persona fisica, pena la nullità del provvedimento. Sul versante educativo, l’AI entra ufficialmente nei programmi di educazione civica. Per gestire l’impatto psicologico di social e chatbot sui minori, il Governo mette sul piatto cento milioni di euro per formare i docenti contro l’opacità algoritmica e l’isolamento digitale.
La terza sezione del decreto punta a riequilibrare i rapporti di forza tra i cittadini e i colossi del tech in sede civile. Chiunque subisca un danno causato da un sistema di Intelligenza Artificiale avrà diritto a una tutela processuale agevolata. Diventa infatti più semplice accedere alla documentazione tecnica del software e scatta la presunzione del nesso di causalità a favore della vittima, che potrà anche rivalersi direttamente sulle compagnie assicurative.
F. T.
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