La stagione delle chat basate su semplici domande e risposte viene ormai considerata superata. La nuova frontiera tecnologica è rappresentata dagli agenti AI, sistemi capaci di agire concretamente per conto di persone e aziende, compilando moduli, recuperando dati e avviando operazioni complesse online. Per evitare una pericolosa anarchia digitale, l’Estonia, da sempre all’avanguardia nell’innovazione digitale, ha deciso di anticipare il problema proponendo una vera e propria carta d’identità per questi assistenti virtuali.
Il piano, approvato dal premier Kristen Michal, prevede l’adozione di un codice identificativo specifico. Attualmente, per permettere a un’intelligenza artificiale di operare, gli utenti tendono a cederle le proprie credenziali complete. Il sistema estone propone invece di assegnare all’agente un’identità autonoma dotata di permessi limitati, garantendo che possa muoversi solo entro confini stabiliti. In caso di anomalie o malfunzionamenti, diventa così possibile tracciare l’intera sequenza delle azioni svolte.
Tuttavia, qualora l’agente AI assuma una decisione sbagliata, invii un documento sbagliato o causi problemi di sicurezza, definire il colpevole rimane un rebus. La responsabilità legale ricadrà sull’utente, sul fornitore del software o su chi ha configurato male i privilegi? Inoltre, bisognerà capire se la misura riguarderà solo i software locali o qualunque sistema che tratti dati estoni.
L’Estonia, che ha già digitalizzato il 99% dei servizi pubblici e sperimenta l’AI statale con il progetto Bürokratt, si conferma un laboratorio normativo unico. In questo scenario, la domanda del futuro non sarà più se un algoritmo sia accurato, ma chi lo abbia autorizzato ad agire.
A. C.
Diritto dell’informazione
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