La Carta di Treviso è un documento che stabilisce alcune regole che i giornalisti devono rispettare quando raccontano fatti che coinvolgono i minori, cioè persone che vanno dai o ai 17 anni. È stata firmata il 5 ottobre 1990 dall’Ordine dei giornalisti, dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana e da Telefono Azzurro, con l’obiettivo di tutelare i minori nel mondo dell’informazione. La Carta presta particolare attenzione alle situazioni più delicate, come i casi di maltrattamenti in famiglia, abusi, bullismo, reati o processi giudiziari. Il minore può essere infatti sia vittima sia autore di un reato, ma anche semplicemente coinvolto in una situazione che potrebbe ferirlo o avere conseguenze sulla sua vita futura.
Uno dei principi più importanti è quello dell’anonimato. Il giornalista non deve pubblicare il nome e il cognome del minore, ma deve evitare anche tutti quegli elementi che potrebbero permettere di riconoscerlo. Per esempio, una fotografia, il nome della scuola, i nomi dei genitori, il quartiere in cui vive o altri dettagli molto specifici sulla sua famiglia. Anche se il nome non viene scritto, infatti, il minore potrebbe comunque essere facilmente identificato.
La Carta tutela anche i minori che vivono in situazioni di particolare fragilità sociale o familiare, evitando che la loro condizione venga esposta pubblicamente. La tutela riguarda anche la situazione familiare del minore, perché è importante che possa vivere in un ambiente sereno e tranquillo, senza che le difficoltà della sua famiglia vengano esposte pubblicamente o possano creare ulteriori problemi.
L.S.
Diritto dell’informazione
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