Il ponte del 2 giugno si è appena concluso, regalandoci il primo vero assaggio delle tanto attese vacanze estive. Con le temperature in rapido aumento e l’estate ormai alle porte, la mente viaggia già verso le vacanze estive e le lunghe giornate in spiaggia. Eppure, proprio quando stacchiamo dalla routine lavorativa, tendiamo a commettere un errore: abbassiamo le nostre difese digitali, esponendo la nostra privacy a rischi molto concreti.
L’atmosfera rilassata sotto l’ombrellone ha un effetto quasi ipnotico per la nostra soglia di attenzione. La fretta di condividere un selfie o di ascoltare musica in streaming spinge a collegarsi impulsivamente alle reti Wi-Fi pubbliche di lidi, bar o hotel. Spesso, però, dietro reti chiamate “Spiaggia_Free” o “Lido_Guest” si nascondono hotspot creati ad hoc per intercettare tutto il traffico dati: dalle password dei social network fino alle credenziali dell’home banking.
Non si tratta solo di minacce invisibili. Il classico smartphone lasciato incustodito sul lettino per fare un tuffo rappresenta un bersaglio facilissimo non solo per il furto del dispositivo, ma per l’immenso patrimonio di dati personali che contiene. A questo si aggiunge la pericolosa abitudine dell’oversharing: pubblicare in tempo reale la propria posizione, le foto delle carte d’imbarco o le varie storie personali fornisce informazioni preziose, segnalando pubblicamente che la propria abitazione in città è temporaneamente disabitata.
L’arrivo della bella stagione dovrebbe essere sinonimo di spensieratezza, non di vulnerabilità. Per tutelarsi, gli esperti consigliano di utilizzare sempre una VPN quando ci si collega a reti pubbliche, di disattivare la ricerca automatica del Wi-Fi e del Bluetooth e di non lasciare mai i dispositivi incustoditi. Anche sotto l’ombrellone, la sicurezza digitale richiede grande attenzione: adottare alcune semplici abitudini può fare la differenza.
A. C.
Diritto dell’informazione
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