La rapida diffusione e integrazione dei sistemi di Intelligenza Artificiale non ha risparmiato il panorama politico, tanto che diversi studiosi si azzardano a parlare di politica “intelligente”. Ma cosa vuol dire adottare questa tecnologia in un mondo così delicato e spesso controverso? Invece, nel settore della pubblica amministrazione, la rivoluzione tecnologica consente di potenziarlo e offrire servizi migliori ai cittadini, come stanno già facendo 45 enti pubblici nazionali (INPS, Agenzia delle Entrate e Istat). Nella realizzazione delle campagne elettorali, l’utilizzo di questo sistema permette di analizzare grandi quantità di dati elettorali, comportamentali e psicografici per delineare il profilo dell’elettore ideale e di usare il microtargeting per costruire dei messaggi altamente personalizzati.
Quali sono i rischi? Le principali criticità in cui si può incorrere sono: la crescita del divario digitale, perché ci sono enti che sfruttano a pieno le potenzialità dell’AI mentre altri si muovono con maggior lentezza; dubbi sulla strategicità degli strumenti adottati; la disinformazione di massa e i deepfake.
A tal proposito, si sono verificati casi sia in Italia sia all’estero, in cui in occasione di elezioni imminenti, sono stati diffusi video e audio fake generati con l’AI per alimentare fake news e manipolare l’opinione pubblica. Nel 2024 almeno dieci paesi hanno individuato contenuti AI manipolativi nelle ultime tornate elettorali.
Il dibattito sulla politica “intelligente” è ad oggi molto acceso e vede contrapporsi due fazioni: da un lato i sostenitori, che ritengono l’AI sia fondamentale per promuovere forme di partecipazione civica più dirette come sta accadendo in Taiwan dove vengono usati gli algoritmi per facilitare i processi deliberativi su larga scala; dall’altro i critici, che avvertono nell’AI un nemico della democrazia, tanto che si parla di “totalitarismo digitale”, in cui vengono prese decisioni cruciali sulla base di élite di dati e algoritmi.
Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si è pronunciato in materia sottolineando l’importanza di una governance nazionale condivisa, a cui si aggiunge un potenziamento della supervisione democratica e l’investimento in competenze. Solo se ci si muove in questa direzione sarà possibile garantire un perfetto equilibrio tra tecnologie intelligenti e politica.
C.Z.
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