Fino a poco tempo fa, le chat di WhatsApp erano considerate semplici conversazioni informali. Oggi non è più così: la giurisprudenza italiana ha stabilito che i messaggi digitali sono prove a tutti gli effetti. Il punto di svolta è l’ordinanza n. 1254 del 18 gennaio 2025 della Corte di Cassazione, che ha chiarito un concetto fondamentale: gli screenshot delle conversazioni valgono come un documento scritto. Se la controparte non riesce a dimostrare che sono falsi, i messaggi fanno “piena prova” dei fatti e degli impegni presi.
Un esempio concreto di questa rivoluzione arriva dal Tribunale di Catanzaro (sentenza del 17 luglio 2025), che ha affrontato il caso di due ex coniugi. I due si erano accordati via chat sulla gestione economica dopo la separazione: lui avrebbe pagato il mutuo e lei, in cambio, avrebbe rinunciato al mantenimento. Quando uno dei due ha provato a rimangiarsi la parola, il giudice ha dato ragione alla validità della chat, considerandola un vero e proprio contratto vincolante.
Questo significa che oggi ciò che conta è la volontà espressa, non importa se su carta o su uno schermo. Naturalmente, restano dei rischi perché le conversazioni whatsapp possono essere facilmente manipolate o decontestualizzate: per questo è fondamentale acquisire le chat in modo corretto, a volte usando consulenze tecniche, per evitare che i messaggi vengano alterati. La rivoluzione digitale del diritto civile è ormai una realtà: d’ora in poi, meglio fare attenzione a cosa si scrive in chat.
L. P.
Diritto dell’informazione
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