A marzo del 2026 Wikipedia ha deciso di escludere formalmente i testi scritti dall’Intelligenza Artificiale e oggi il suo co-fondatore, Jimmy Wales, è tornato a spiegarne i motivi. L’enciclopedia, che in Italia registra miliardi di consultazioni annue, si trova a fronteggiare un calo dell’8% del traffico umano, mentre aumentano gli accessi automatici generati dai bot. Il timore più grande è che questi automi possano modificare gli articoli introducendo le cosiddette “allucinazioni”: errori intrinseci ai modelli che generano frasi plausibili ma del tutto inventate, minando l’attendibilità del sito.
La cronaca recente sembra confermare i timori espressi da Wikipedia. In Germania, lo scandalo rivelato il 21 giugno dall’emittente Deutsche Welle ha coinvolto i quotidiani Tagesspiegel e Frankfurter Allgemeine Zeitung, costretti a rimuovere editoriali scritti segretamente dall’AI. Il 28 maggio il tribunale di Monaco di Baviera ha condannato Google, stabilendo che con il formato “AI Overview” l’azienda non è più un semplice intermediario ma l’autore diretto delle risposte, dunque responsabile delle notizie false generate dal sistema. Negli Stati Uniti, lo scorso 8 giugno, una giudice del Mississippi ha persino rimosso quattro avvocati da una causa per aver presentato atti legali contenenti citazioni false prodotte dagli algoritmi.
Dalle contestazioni ricevute dalla società di consulenza KPMG nell’ottobre 2025 per un rapporto inesatto, fino alla causa legale del New York Times contro OpenAI, emerge un grande paradosso. Mentre i media lottano nei tribunali per difendere il diritto d’autore e la propria reputazione dalle false attribuzioni generate dall’AI, allo stesso tempo essi ricorrono spesso agli stessi strumenti per produrre notizie, alimentando così una pericolosa crisi di credibilità.
A.C.
Diritto dell’informazione
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