AI ACT EUROPEO: L’APPELLO DELLE INDUSTRIE CREATIVE E CULTURALI

In questi giorni a Bruxelles è in corso un delicato negoziato per approvare l’Eu AI Act, il regolamento europeo che intende stabilire un quadro giuridico per lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, compresa quella generativa. È una grande opportunità per le industrie culturali e creative che deve essere regolata garantendo  al contempo i diritti fondamentali della società e degli individui.

L’AI rappresenta uno straordinario progresso tecnologico con un immenso potenziale per migliorare vari  aspetti delle nostre vite, compresi quelli nei nostri settori. Tuttavia, è cruciale riconoscere che, insieme a  questi benefici, esiste un lato più oscuro di questa tecnologia. In particolare, l’AI generativa viene addestrata  su grandi dataset e ingenti quantità di contenuti protetti dal diritto d’autore e che vengono spesso raccolti e  copiati da internet. Essa è programmata per produrre risultati che hanno la capacità di competere con la  creazione umana. Questa tecnologia comporta diversi rischi per le nostre comunità creative. 

Le opere protette, le voci e le immagini vengono utilizzate senza il consenso dei titolari dei diritti per  generare nuovi contenuti. Alcuni di questi utilizzi possono ledere non solo i diritti d’autore ma anche i diritti  morali e della personalità degli autori e pregiudicare la loro reputazione personale e professionale. Inoltre,  c’è il rischio che il loro lavoro originale degli autori, artisti e delle imprese culturali e creative venga sostituito,  costringendoli a competere con le loro repliche digitali che ne ricaverebbero ovvi vantaggi sotto diversi profili con gravi conseguenze anche economiche. Esiste anche un rischio più ampio per la società, poiché le  persone potrebbero essere indotte a credere che i contenuti che incontrano – testuali, audio o audiovisivi – siano creazioni umane autentiche e veritiere, quando sono semplicemente il risultato della generazione o  manipolazione dell’AI. Questo inganno può avere implicazioni di vasta portata per la diffusione di  disinformazione e l’erosione della fiducia nell’autenticità dei contenuti digitali e presenta seri problemi anche  sotto il profilo etico 

L’AI non può svilupparsi trascurando i diritti fondamentali, come i diritti degli autori e degli interpreti, i  diritti sull’immagine e sulla personalità ed i diritti delle molteplici industrie creative e culturali che  investono per rendere possibile la creazione di opere sulle quali è legittimo aspettarsi di poter esercitare  un controllo. L’IA non dovrebbe mai essere impiegata in modi che possano ingannare il pubblico. L’AI Act  deve garantire che sia data assoluta priorità alla massima trasparenza delle fonti utilizzate per addestrare gli algoritmi, a favore dei creativi e delle industrie che rappresentiamo e più in generale della società  europea.  

Gli obblighi previsti dovrebbero essere applicati agli sviluppatori e agli operatori di sistemi e modelli di AI generativa a monte e a valle con particolare riferimento all’obbligo di conservare e rendere pubblicamente  disponibili informazioni sufficientemente dettagliate sulle fonti, i contenuti e le opere utilizzati per  l’addestramento, al fine di consentire alle parti con un interesse legittimo di determinare se e come i loro  diritti siano stati lesi e di intervenire.  

Questi obblighi devono essere quantomeno estesi a tutti i sistemi resi disponibili nell’Ue o che generano  output utilizzati nell’Ue, commerciali o non commerciali e portare alla presunzione di utilizzo in caso di  mancata osservanza consentendo agli aventi diritto di esercitare le proprie prerogative anche per la concessione di licenze. 

È cruciale riconoscere che nessuna delle protezioni basate sugli strumenti legali già esistenti nella  normativa europea ha la minima possibilità di funzionare se non vengono poste rigorose e specifiche regole  di trasparenza a carico degli sviluppatori di AI generativa. 

Accogliamo con favore le proposte del Parlamento europeo di includere requisiti specifici di trasparenza per  i modelli di base dell’AI, e apprezziamo lo sforzo della Presidenza spagnola nella ricerca di una soluzione  equilibrata, ma è di primaria importanza potenziare ulteriormente queste tutele. 

La raccolta di dati e testi per addestrare l’AI era inizialmente consentita a scopi di ricerca e analisi delle  tendenze; oggi, ciò è diventato parte integrante della creazione di contenuti: la legislazione deve riflettere  questo cambiamento nel regolare e tutelare l’uso di opere protette e dati personali. Questi obiettivi non possono assolutamente essere raggiunti ammorbidendo la proposta votata dal  Parlamento europeo o seguendo ipotesi di autoregolamentazione. 

“Chiediamo con forza al Governo italiano di sostenere una regolamentazione equilibrata che, garantendo la trasparenza delle fonti, favorisca lo sviluppo delle tecnologie di intelligenza artificiale, tutelando e promuovendo al contempo la creatività umana originale e tutti i contenuti culturali del nostro Paese”. 

È l’appello che trentaquattro industrie culturali e creative e associazioni, tra cui la Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) e Confindustria Radio Televisioni, hanno inviato al Governo in vista del Trilogo del 6 dicembre, che avrà all’ordine del giorno il delicato negoziato per approvare l’Artificial Intelligence (AI) Act, il regolamento europeo che intende stabilire un quadro giuridico per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, compresa quella generativa.

Analoghi appelli sono stati firmati da associazioni francesi e tedesche. L’obiettivo è che i tre paesi europei che si sono opposti finora a una legislazione più stringente cambino la loro posizione sul regolamento europeo.