Anche quest’anno la Commissione europea ha pubblicato i risultati della valutazione del Code of Conduct on Countering Illegal Hate Speech Online arrivata alla settima edizione, che ha evidenziato un peggioramento per quasi tutte le aziende. Le uniche eccezioni sono rappresentate da TikTok e YouTube.
A determinare le valutazioni dei commissari sono diversi elementi, tra cui la capacità da parte delle piattaforme di intervenire a contrasto del fenomeno. Nel 2022 solo il 64,4% delle segnalazioni complessive sarebbero state gestite in 24 ore, contro l’81% dello scorso anno, TikTok sarebbe però migliorato passando dall’82,5% al 91,7%.
Per quanto riguarda invece l’efficienza con cui vengono rimossi i contenuti correlati all’hate speech, il tasso medio di rimozione del 2022 (63,6%) è simile a quello del 2021 (62,5%), ma ancora inferiore a quello del 2020 (71%). Il miglioramento maggiore è stato registrato da YouTube, capace di passare in 12 mesi del 58,8% al 90,4%.
Twitter è il social media peggiore di tutti. È una piattaforma che sicuramente non brilla per la rilassatezza dei toni con cui avvengono i confronti e che è stata in grado di rimuovere soltanto il 45,4% dei contenuti ascrivibili all’hate speech e di gestire appena il 49,8% delle segnalazioni nell’arco delle 24 ore dalla ricezione. La riattivazione degli account sospesi e la chiusura dell’ufficio di Bruxelles sollevano diversi dubbi sulla capacità di rimuovere velocemente i contenuti e sul rispetto della legge sui servizi digitali.
Il codice di condotta per contrastare l’incitamento all’odio online è stato accettato da Twitter, Microsoft, YouTube e Facebook nel 2016. Altre sottoscrizioni sono arrivate nel 2018 con Instagram, Snapchat e Dailymotion, nel 2019 con Jeuxvideo.com, nel 2020 con TikTok, nel 2021 con LinkedI e nel 2022 con Rakuten e Twitch.